1- letteratura

 

 

 

GIOVANNI VERGA, LA LUPA (1880)

 

RIASSUNTO:Nel villaggio dove viveva la chiamavano la Lupa perché ella non era mai sazia delle relazioni che aveva con gli uomini e le altre donne avevano paura di lei perché ella attirava con la sua bellezza i loro mariti e i loro figli anche se solo li guardava. Di ciò soffriva la figlia, Maricchia, che sapeva che non avrebbe trovato un marito.
Una volta la Lupa si era innamorata di un giovane, Nanni, che mieteva il grano con lei, e lo guardava avidamente e lo seguiva; una sera gli dichiarò il suo amore e lui rispose che voleva in sposa Maricchia, ella se ne andò via per ripresentarsi ad ottobre per la spremitura delle olive e gli offrì in sposa Maricchia e Nanni accettò, ma sua figlia non ne voleva sapere ma la costrinse con le minacce.
Maricchia aveva già dato dei figli a Nanni, e la Lupa aveva deciso di non farsi più vedere, anche perché lavorava molto durante la giornata. Un pomeriggio caldo svegliò Nanni che dormiva in un fosso e gli offrì del vino, ma egli la pregò di andarsene via, ma lei tornò altre volte incurante dei divieti di Nanni.
Maricchia era disperata e accusava al madre di volerle rubare il marito e andò anche dal brigadiere e Nanni lo supplicò di metterlo in prigione pur non rivedere la Lupa, ma ella non lo lasciava in pace.
Una volta Nanni prese un calcio al petto da un asino e stava sul punto di morire, il prete si rifiutò di confessarlo se la Lupa fosse stata là, ella se ne andò ma, visto che Nanni sopravvisse ella continuò a tormentarlo e lui alla fine la minacciò di ucciderla. La Lupa gli si presentò ancora davanti e Nanni la uccise, senza che lei opponesse resistenza.

PERSONAGGI:La protagonista della novella è la Lupa, Nanni è il giovane che sposa Maricchia a che viene corteggiato dalla Lupa, che ucciderà. Maricchia è la figlia della Lupa.

LUOGHI VICENDA NARRATA: La novella è ambientata nella campagna, si presume quella siciliana.

TEMPO DELLA STORIA:la novella individua i momenti più importanti della vita della Lupa, cioè la storia d’amore fallita fra lei e Nanni, ma possiamo tentare individuare il tempo cronologico che coprono i fatti, sappiamo infatti, perché Verga lo indica nella novella, che gli eventi più significativi della vicenda sono coincidenti con alcuni momenti del calendario agricolo, come la semina, il raccolto, la spremitura delle olive e così via.

TEMATICHE:Il tema principale è quello dell’esclusione dalla società, costante in Verga: la Lupa è da tutti evitata e condannata per la spregiudicatezza delle proprie passioni, e di conseguenza è un personaggio che si erge solitario su un paesaggio arso e desolato.

INCIPIT:Era alta, magra, aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna–e pure non era più giovane; era pallida come se avesse sempre addosso la malaria, e su quel pallore due occhi grandi così, e delle labbra fresche e rosse, che vi mangiavano.

 

LUIGI PIRANDELLO, LA SIGNORA FROLA E IL SIGNOR PONZA, SUO GENERO

 

RIASSUNTO: Nel paese di Valdana, arrivano 2 personaggi. Il sig. Ponza affitta due appartamenti: uno in centro per la suocera, la Signora Frola, ed uno fuori per sé e per la moglie. Dai balconi di quest’ultimo, pendono molti cestini e panierini.
La Frola sostiene di dovere abitare separata dalla figlia perché il marito è pazzo e geloso e la tiene segregata in casa. Per questo lei deve comunicare con la figlia attraverso dei biglietti posti nei cestini. Il Ponza invece sostiene che è la suocera ad essere pazza: non ha mai accettato la morte della figlia, avvenuta 4 anni fa ed ora crede che la seconda moglie sia la figlia. Il Ponza dice di assecondare la follia della vecchia per quanto questa sia costosa. La Frola spiega che lo suocero è ammattito perché la figlia è stata assente da casa per un anno, in cura per un esaurimento nervoso. Tornata, il marito non l’ha riconosciuta e si è convinto che sia un’altra donna, la sua seconda moglie appunto. I cittadini di Valdana non sanno a chi credere. La Frola e il Ponza si danno del pazzo ma nessuno sa chi abbia ragione e intanto i due sono affettuosissimi l’uno con l’altra. Solo la moglie potrebbe forse dire la verità.

PERSONAGGI: la signora Frola e il signor Ponza, suo genero.

LUOGHI VICENDA NARRATA: Valdana, una cittadina inventata.

TEMPO DELLA STORIA: non specificato, ma l’autore ci deci che i due protagonisti si sono trasferiti a Valdana da tre mesi.

TEMATICHE:La tesi sviluppata da Pirandello è evidente, e riguarda l’impossibilità di stabilire la verità.

INCIPIT:Ma insomma, ve lo figurate? c’è da ammattire sul serio tutti quanti a non poter sapere

chi tra i due sia il pazzo, se questa signora Frola o questo signor Ponza, suo genero. Cose

che càpitano soltanto a Valdana, città disgraziata, calamìta di tutti i forestieri eccentrici!

Pazza lei o pazzo lui; non c’è via di mezzo: uno dei due dev’esser pazzo per forza.

Perché si tratta niente meno che di questo, Ma no, è meglio esporre prima con ordine.

 

LUIGI PIRANDELLO, LA PATENTE (Arnoldo Mondadori editore, Milano1985 )

 

RIASSUNTO: Il giudice D’Andrea, persona ordinata e meticolosa nello svolgere il suo lavoro, aveva ancora in sospeso un caso che lo lasciava molto perplesso, al punto di far chiamare il querelante per convincerlo a ritirare la querela, che alla fine lo avrebbe penalizzato ancor di più. Il caso, dunque, era il seguente: un uomo, Rosario Chiàrchiaro, sporse querela contro dei ragazzi che avrebbero fatto dei gesti osceni per fuggire dalla presunta iella che portava l’uomo vittima dell’accaduto. Naturalmente il giudice non avrebbe mai potuto incriminare i due ragazzi querelati per un così banale fatto e alla fine la fama di iettatore di Chiàrchiaro si sarebbe ancor di più diffusa ottenendo l’effetto contrario di quello desiderato. Quando Chiàrchiaro arrivò nell’ufficio si presento con il tipico aspetto di uno iettatore e ammise addirittura di esserlo, il giudice sbigottito dalla sua apparente incongruenza gli chiese perché inizialmente aveva querelato i ragazzi che lo ritenevano uno iettatore se poi Chiàrchiaro si riteneva tale; egli rispose che in realtà voleva che la gente lo ritenesse uno iettatore per essere pagato affinché non portasse iella ad essi, e a prova del suo potere voleva avere un riconoscimento ufficiale di iettatore: una “patente”!
PERSONAGGI:
Rosario Chiàrchiaro, Giudice D’Andrea

LUOGHI VICENDA NARRATA: tribunale

TEMATICHE: Emergono alcune tematiche care a Pirandello come gli intrecci relazionali fra gli individui, resi alterati, inquinati dai pregiudizi e dai preconcetti e soprattutto dalle proiezioni che vengono applicate sui soggetti bersaglio in base alle apparenze, alle esteriorità, ai giudizi superficiali e di convenienza. L’uomo per sopravvivere è costretto a crearsi delle apparenze, sia su se stesso sia sugli altri

TEMPO DELLA STORIA: non specificato.

INCIPIT:Con quale inflessione di voce e quale atteggiamento d’occhi e di mani, curvandosi, come chi regge rassegnatamente su le spalle un peso insopportabile, il magro giudice D’Andrea soleva ripetere: «Ah, figlio caro!» a chiunque gli facesse qualche scherzosa osservazione per il suo strambo modo di vivere!

 

GIOVANNI VERGA, LA LIBERTà

 

TRAMA:Per le vie del paese la folla grida “Viva la libertà”, si ritrova davanti al municipio, in piazza, sugli scalini della chiesa armata di scuri e di falci.
Vengono uccisi preti, notai, molti galantuomini, ma anche i loro figli perché si dice, che un giorno sarebbero diventati come i loro genitori, donne nobili coem la baronessa con i suoi tre figli.
Alla sera, finiti i tumulti, tutti rientrano nelle proprie case pensando a come spartirsi le ricchezze dei galantuomini, ma senza sapere come fare perchè non c’erano più notai per misurare i terreni o dividerli.
Non si poteva più dire messa perchè non c’erano più preti, tutti guardavano il proprio vicino per intuire quante morti aveva sulla coscienza e si viveva nell’attesa di qualcosa.
Il giorno dopo arriva il generale a far giustizia, subito vengono fucilate 4 o 5 persone, dopo arrivano anche i giudici che, presi i colpevoli, li conducono in città per un processo che dura tre anni. Madri e mogli per un po’ si recano in città per seguire i loro cari, ma poi tornano al paese e tutto sembra tornare come prima. Gli arrestati vengono condannati per il massacro, senza capire cos’hanno fatto di male e chiedendosi quale colpa hanno commesso.

IL TEMPO: La novella copre nella prima parte un arco di tempo comprendente circa tre giorni, è indefinito invece il tempo in cui si svolge il processo ai rivoltosi, che lo stesso Verga definisce molto lungo. Il contesto storico in cui si svolge la novella è quello dei fatti di Bronte, nel 1860, che furono duramente repressi.

TEMATICHE:E in Libertà la rivolta selvaggia dei contadini, che fanno massacro dei borghesi, a Bronte nel 1860, non diventa rivoluzione, cioè nuovo ordine sociale: i contadini, dopo la strage, scoprono che non possono fare a meno dei “galantuomini” e si rassegnano come pecore alla restaurazione dell’ordine (fatta dai garibaldini), subendo fucilazioni, processi e carcere.

In realtà nel mondo del Verga non c’è spazio per l’espansione dei sentimenti o degli ideali umani: appena essi si manifestano sono schiacciati, sopraffatti da leggi più dure e spietate, come quella dell’onore o, soprattutto, dell’interesse economico.

INCIPIT:Sciorinarono dal campanile un fazzoletto a tre colori, suonarono le campane a stormo, e cominciarono a gridare in piazza: – Viva la libertà! -

 

D’ANNUNZIO GABRIELE, L’INNOCENTE, ARNOLDO MONDADORI EDITORE (1969) 1892

 

 

TRAMA: Tullio Hermil, ex diplomatico e ricco proprietario terriero, è da sette anni marito di Giuliana, dalla quale ha avuto due figlie. Egli tradisce la moglie continuamente. Una grave malattia di Giuliana sembra riavvicinarlo a lei, ma è un’illusione.

Quando poi, veramente pentito, Tullio torna da lei, deve apprendere che la donna lo ha tradito a sua volta e aspetta un figlio dallo scrittore Filippo Arborio; il protagonista comincia a nutrire odio verso “quel figlio non suo”, sin da quando il bambino è ancora in grembo alla madre.

Il nascituro viene visto dai due come un elemento di disturbo del loro improbabile amore. Ma la gravidanza è difficile e i coniugi sperano che il bimbo muoia prima di venire alla luce, oppure lo uccideranno loro stessi, sollevandosi da un grave problema.

Venuto al mondo l’innocente, Giuliana si fa silenziosa complice del piano disumano del marito. Tullio, approfittando della breve assenza della governante, espone il bambino al gelo di una notte natalizia. Questo ovviamente si ammala e muore poco dopo, fra la disperazione dei parenti e dei servitori.

PERSONAGGI:Tullio Hermil (il protagonista), Giuliana (moglie di Tullio)

PRESENTAZIONE DI UN PERSONAGGIO: Tullio è un intellettuale dotato di un temperamento volubile e passionale. Adducendo semplicistiche ed egoistiche giustificazioni, si macchia di numerose colpe presso la moglie Giuliana tradendola ripetutamente. Incapace di resistere alle innumerevoli tentazioni carnali che la vita altolocata gli propone, dimentico dell’antica passione che anni prima lo ha legato a Giuliana, Tullio conduce una vita fatta di voluttà incontrollate, con triste e rassegnata consapevolezza della moglie, senza mai nasconderle la verità, credendo così di diminuire la propria colpa.

TEMPO DELLA STORIA: fine 800

TEMPO DEL RACCONTO: Il protagonista racconta ciò che è successo l’anno prima. Il tempo del racconto sarà cisra di un anno.

TEMATICHE PROPOSTE: L’intreccio parla di un infanticidio, di una malattia psichica e di un amore nevrotico, ma innanzi tutto è la storia di una confessione. Tullio Hermil è un ricco e nobile intellettuale nel quale, a parte il particolare dell’agiatezza, possiamo ritrovare facilmente peculiarità, paradossi, manie ed eccessi. “L’innocente” mette in risalto i temi dell’estetismo, edonismo ed erotismo.

FRASE DA RICORDARE: L’uomo a cui è dato soffrire più degli altri, è degno di soffrire più degli altri.

INCIPIT:Andare davanti al giudice, dirgli: “Ho commesso un delitto. Quella povera creatura non sarebbe morta se io non l’avessi uccisa. Io Tullio Hermil, io stesso l’ho uccisa. Ho premeditato l’assassinio, nella mia casa. L’ho compiuto con una perfetta lucidità di conscienza, esattamente, nella massima sicurezza. Poi ho seguitato a vivere col mio segreto nella mia casa, un anno intero, fino ad oggi. Oggi è l’anniversario. Eccomi nelle vostre mani. Ascoltatemi. Giudicatemi”.

PIRANDELLO LUIGI, UNO, NESSUNO E CENTOMILA, ARNOLDO MONDADORI EDITORE (1991) 1926

TRAMA: Uno, nessuno, centomila è centrato sulle vicende dì Vitangelo Moscarda. La moglie un giorno gli fa notare, che il suo naso pende a destra. Vitangelo non si era mai accorto della cosa e ne trae motivo per riflettere sui contrastanti modi coi quali viene percepita la realtà da ognuno di noi, sull’inesistenza di una realtà univoca, sull’infinita varietà con la quale ognuno appare agli altri.

Questo avvenimento provoca in lui una profonda crisi che lo porta a scoprire che gli altri si fanno di lui un’immagine diversa da quella che egli si è creato di se stesso, scopre cioè di non essere “uno”, come aveva creduto sino a quel momento, ma di essere “centomila”, nel riflesso delle prospettive degli altri, e quindi “nessuno”. Questa presa di coscienza fa saltare tutto il sistema di certezze e determina una crisi sconvolgente. Vitangelo ha orrore delle “forme” in cui lo chiudono gli altri e non vi si riconosce, ma anche orrore della solitudine in cui lo piomba lo scoprire di non essere “nessuno”. Decide perciò di distruggere tutte le immagini che gli altri si fanno di lui per cercare di essere “uno per tutti”. Incomincia così a ribellarsi facendo cose che, agli occhi di chi gli sta attorno, appaiono incomprensibili. Ricorre così ad una serie di gesti folli.

PERSONAGGI:

Vitangelo Mostarda, un giovane banchiere siciliano di Richieri.

Dida, sua moglie.

Firbo e Quantorzo, i due dirigenti della banca.

PRESENTAZIONE DI UN PERSONAGGIO:il protagonista assoluto di questo romanzo è Vitangelo Mostarda. Vitangelo è il prototipo dell’inetto, non ha mai fatto nulla, vive di rendita perché il padre aveva una banca, che lui formalmente manda avanti, ma di cui se ne occupano la moglie e degli “amici” che sono i direttori e che se ne approfittano. Interessante è la descrizione che Vitangelo si fa guardandosi allo specchio. Ma non credo che l’autore abbia voluto soffermarsi particolarmente sul ritratto fisico del protagonista anche perché nella descrizione emergono tratti irrilevanti dell’aspetto, anche se la “crisi” di Vitangelo scoppia con la presa di coscienza di un difetto fisico la sua mente che ci interessa e che viene accuratamente scrutata e vediamo che il protagonista si arrovella, perde il sonno pur di trovare una risposta ai suoi quesiti, per vedere in definitiva più chiaro.

LUOGHI DELLA VICENDA NARRATA: la città di Richieri.

TEMPO DELLA STORIA: primi anni del 900

TEMPO DEL RACCONTO: non è specificato.

TEMATICHE PROPOSTE: Il testo è improntato su tematiche psicologiche ed introspettive, sulla ricerca della vera personalità da parte del protagonista. L’autore ha sicuramente inteso far riflettere sull’impossibilità di stabilire una realtà valida per tutti, perché ognuno, volontariamente o no, se ne costruisce una propria impenetrabile dall’esterno.

FRASE DA RICORDARE: “Pensare alla morte, pregare. C’è pure chi ha ancora questo bisogno, e se ne fanno voce le campane. Io non l’ho più questo bisogno; perché muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori”

INCIPIT: -Che fai?- mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio.
-Niente,- le risposi,- mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino. Mia moglie sorrise e disse:
-Credevo ti guardassi da che parte ti pende.
Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato una coda:
-Mi pende? A me? Il naso?
E mia moglie placidamente:
-Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.

Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente, come insieme tutte le altri parti della mia persona. Per cui m’era stato facile ammettere e sostenere quel che di solito ammettono e sostengono tutti coloro che non hanno avuto la sciagura di sortire un corpo deforme: che cioè sia da sciocchi invanire per le proprie fattezze. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi stizzì come un immeritato castigo.

INTELLETTUALI E SOCIETà TRA IMPEGNO E DISIMPEGNO

PUNTO 1: intellettuali: chi può essere considerato tale?

Possiamo considerare intellettuale l’uomo che studia la società contemporanea e la analizza in profondità. L’intellettuale può esprimere la propria idea sulla realtà attraverso vari lavori come quello del regista, dell’artista, del filosofo, scrittore… e per esprimere il proprio giudizio deve sempre basarsi su dati oggettivi e accertati. Intellettuale è chi cerca di conoscere la società e comprenderla per poi poter esprimere apertamente la propria opinione dando spunti di riflessioni per tutti coloro che magari non hanno un’opinione precisa su un dato argomento.

PUNTO 2: intellettuali ieri e oggi

Riguardo questo punto sono d’accordo con ciò che afferma Remo Ceserani, cioè che la figura del grande intellettuale sta scomparendo. Il numero di quelli che oggi definiamo “intellettuali” è aumentato rispetto al passato ma come ruolo ha perso prestigio ed importanza. Probabilmente una delle cause principali è il fatto che spesso al giorno d’oggi avvengono “cambiamenti di casacca, passaggi di campo, pentimenti”. Capita, infatti, che molti cambino idea. Prima affermano questo, poi affermano quello e poi tornano al loro pensiero iniziale. Questo comportamento rende la persona che esprime il giudizio meno credibile di fronte a chi lo ascolta.

PUNTO 3: rapporto tra intellettuali e società – rapporto tra intellettuali e potere

Il compito degli intellettuali è quello di studiare la società contemporanea con occhio critico. Per poterla analizzare in maniera adeguata deve “valutare tutti gli argomenti prima di pronunciarsi, controllare tutte le testimonianze prima di decidere, e non pronunciarsi e non decidere mai a guisa di oracolo dal quale dipenda, in modo irrevocabile, una scelta perentoria e definitiva” (Norberto Bobbio, Politica e Cultura). Sono pochi, al giorno d’oggi quelli che seguono correttamente questa politica e, pur di ricevere un ruolo di maggiore importanza nella società, c’è chi è disposto a cambiare la propria opinione su una certa persona o un certo argomento. Seppur più debole rispetto al passato, l’intellettuale influenza sempre un po’ il giudizio delle altre persone sulla società e si corre quindi il rischio di convincersi di idee che non sono frutto di un ragionamento senza secondi fini ma lo sono dell’ambizione.

PUNTO 4: intellettuali e mezzi di comunicazione

Oggi, molto più che in passato, per il popolo è più semplice venire a conoscenza di ciò che pensa uno scrittore,un artista ecc.. grazie al maggior numero di mezzi di comunicazione. Televisione, internet, libri e radio sono i principali. Il problema è che spesso, se non ci si trova a discutere faccia a faccia con l’altra persona per chiarire dubbi, chiedere riguardo alcune lacune nel ragionamento e quant’altro, si può facilmente fraintendere certe parole e discorsi. Inoltre ci sono personaggi che sanno facilmente rigirare un po’ i fatti per confermare appieno la propria tesi, convincendo molte persone delle proprie idee pur non essendo state espresse in maniera oggettiva. Oltre a ciò, capita che si omettano dei dettagli che cambierebbero totalmente una situazione.

ELENCO TEMATICHE MACHIAVELLI GUICCIARDINI
Date di nascita e morte 1469-1527 1483-1540
Caratteristiche essenziali del periodo storico. Nel 94 ci fu il Savonarola e la sua Repubblica , poi il Savonarola cadde e nel 12 tornarono i Medici. Dopo il sacco di Roma i Medici caddero. Vive negli anni in cui avviene il trapasso tra Rinascimento e Controriforma.
Ingresso in politica. Iniziò come oppositore del Savonarola. Studiò diritto, esercitò l’avvocatura per conto di varie istituzioni pubbliche.
Ruoli politici ricoperti. Dopo la caduta del Savonarola lavorò nella cancelleria e come segretario della magistratura. Nel 1512 come ambasciatore della Repubblica presso Ferdinando il Cattolico, fu governatore do Modena, commissario generale dell’esercito di Leone X, fu poi presidente della Romagna, capo dell’esercito, governatore di Bologna.
Opere “il modo che tenne il Duca Valentino nell’ammazzar Vittellozzo, Oliverotto da Fermo, il Signor Paolo e il Duca di Gravina Orsini in Senigaglia”“discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio”“il Principe”

“la Mandragola”

“storia d’Italia”“Ricordi”“considerazioni intorno ai discorsi del Machiavelli”
Concezione della storia È una maestra di vita. Bisogna guardare il passato perchè è una ripetizione di eventi. Le situazioni non sono mai le stesse. Si differenziano per peculiarità.
Concezione dell’uomo L’uomo non guarda in profondità nelle cose, ciò che gli si mostra, diventa verità. Gli uomini per natura sono inclinati più al bene che al male ma, nella pratica, le occasioni che invitano al male sono così frequenti che l’uomo si lascia facilmente deviare dal bene.
Fortuna L’uomo è padrone al 50%, l’altro 50 è della fortuna. La fortuna è una condizione storica. Può essere incanalata preventivamente. La fortuna prevale sull’uomo. Non la si può controllare.
Qualità individuali Virtù: capacità di prevenire(libero arbitrio) Discrezione (capire le peculiarità delle situazioni)particulare (pensare per sé sia materialmente che riguardo l’onore)
Il futuro Nel capitolo 26 del Principe, Machiavelli scrive un ‘esortazione a prendere l’Italia e a liberarla dalle mani dei barbari. La generazione di Guicciardini non nutre le stesse “illusioni” di quella di Machiavelli, si lascia meno andare in sogni sul futuro.
 
DALLA SCHEDA DI DE SANTIS: MACHIAVELLI E GUICCIARDINI IN 10 RIGHE+5 PUNTI FONDAMENTALI DEI LORO PENSIERI.
De Santis vede Machiavelli come la coscienza del suo tempo. È colui che più di tutti si è reso conto della corruzione e indifferenza del suo secolo. Mentre rifletteva sulle condizioni della società, il popolo italiano viveva con indifferenza l’assedio dei popoli stranieri e con la convinzione di poterli cacciare in ogni momento con l’ingegno, trescava con loro così da poter curare i propri interessi. Machiavelli studia l’uomo esattamente com’è e scrive il Principe anche in base alle caratteristiche riscontrate. Al tempo, non c’era equilibrio tra ciò che l’uomo diceva e faceva. Machiavelli era il primo contro le reminiscenze medioevali. L’intelligenza italiana era si adulta, ma astratta e, seppur consapevole, si viveva nell’indifferenza. riteneva fondamentali le forze morali (patriottismo e disciplina) e fu per la loro mancanza che l’Italia era pieno di corruzione.
1- coscienza critica del suo tempo.
2- distinzione tra pensiero, parola, azione.
3- contro reminiscenze medioevali.
4- importanza delle forze morali.
5- distruzione e ricostruzione.
Guicciardini fa parte di una generazione più fiacca e corrotta rispetto a quella di Machiavelli. Ha le stesse aspirazioni, ma non è disposta a fare qualcosa di concreto per realizzarle. La regola della vita è pensare al proprio interesse. Il Guicciardini non prova ammirazione per gli ecclesiasti, anzi, tutto il contrario, però per curare il proprio “particulare” è necessitato ad ammirarli. Desidera fare cose importanti, ma solo a patto che queste non creino danno al suo particolare. Tutto ciò perchè il mondo è fatto così e il miglior consiglio è pensare per sé. Mentre in Machiavelli si leggevano le speranze, la generazione del Guicciardini è ormai rassegnata, non vede rimedio a quella corruttela. Il Guicc. si crede più saggio di Machiav. perchè non nutre le stesse illusioni. Conoscere non è mettere in atto.
1- consapevolezza della presenza di corruzione.
2- non c’è l’ “illusione” di poter cambiare le cose, ci si adegua.
3- curare solo il proprio particulare.
4- distinzione tra coscienza e azione.
5- disprezzo per gli ecclesiasti.
 
RIASSUNTO DEI PASSI TRATTI DA “STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA”(1870) DI F. DE SANCTIS
Il Machiavelli è il pensiero e la coscienza del suo secolo- la coscienza di quel mondo, sia in quello che negava, che in quello che affermava era il Machiavelli— così nasce la scienza dell’uomo, non per quello che può essere o deve essere, ma in quello che è. La “divina commedia” divenne “la commedia umana”. Il Machiavelli cerca nell’uomo la forza che lo conduce, insorge contro la provvidenza.
Ha il coraggio di interrogare la sua società:-cosa sei? Dove vai?
L’Italia aveva ancira il suo orgoglio tradizionale—le nazioni d’Europa erano viste come barbare. Quando arrivarono gli stranieri gli italiani vi si abituarono e ebbero contatti con loro credendo poi di poterli cacciare col loro ingegno. Gli intellettuali cambiavano in continuazione parti, a seconda di chi li “corteggiava”. Fra tanta apparente forza e grandezza (l’Italia teneva senza contrasto il primato intellettivo), il Machiavelli fu il solo a vedere la malattia. Riguardava soprattutto il clero che, pur affermandosi contro, era molto corrotto.
Il pensiero non era più la parola e la parola non era più l’azione, non ci era armonia nella vita.
Il Machiavelli vede nel papato temporale non solo un sistema di governo assurdo, ma il principale pericolo dell’Italia. In esso, nel gentiluomini e nei mercenari combatte gli ultimi residui del medioevo. La “patria” del Machiavelli è il comune libero, ed è una divinità superiore anche alla moralità e alla legge.
Ma, se in Italia la tempra era infiacchita, lo spirito era integro. In Italia c’era intelligenza, ma mancava di forza. Era un’intelligenza “adulta, sveglia, ma astratta, una logica formale nella piena indifferenza dello scopo”. Per lui l’Italia mancava di forza morali, che lui chiamava patriottismo e disciplina.
 
SINTESI SCHEMATICA DELL’ARTICOLO “LA LETTERATURA NON RACCONTò L’ITALIA” DI FRANCO BREVINI.
Italia (“nazione senza stato”)-non è ancora uno stato e conta una gran varietà di dialetti.
Lingua e letteratura italiana—fondano l’identità italiana MA nella letteratura italiana non si trovano gli italiani che si esprimono con varietà dialettali e culturali.
Gli scrittori, con lo studio, sono costretti ad usare il toscano perdendo naturalezza nell’espressione.
Egemonia del toscano-si afferma dal Trecento e da lì in poi nella letteratura italiana troviamo tratti di – immobilità metastorica(che trascende la storia)
- atemporalità
- fissità.
Universalità della lingua -modello istituzionalizzato e centro del sistema (dialetti respinti in periferia.) – disponeva di fitte serie di sinonimi per ambiti tematici ben circoscritti così per gli autori(che quindi si trovarono ristretti in schemi e situazioni già attestati nel repertorio) risultò impossibile la naturalezza e l’intimità che solo i dialetti potevano dare.
RIFLESSIONI SULLA LINGUA
  • è vero che la letteratura italiana ufficiale privava gli autori di naturalezza in caso dovessero raccontare l’esperienza quotidiana o le tradizioni. Il dialetto,infatti, è ‘unico vero modo per raccontarle per come realmente sono, con tutti i termini tipici. Inoltre, leggere un testo in un dialetto che non si conosce è un modo per entrare in contatto con delle tradizioni differenti.
  • Una domanda è: se non ci fosse stata questa universalità della lingua, l’Italia per cosa si sarebbe sentita unita? Quali sono stati gli altri elementi accomunanti? Forse la letteratura italiana ufficiale è stata uno degli elementi fondamentali per far sentire l’Italia una nazione, benchè fosse divisa in tanti stati.
  • La letteratura ufficiale aveva inoltre il pregio di essere ben compresa da tutti, mentre i dialeti sarebbero stati più difficilmente comprensibili.
Baricco Alessandro, Seta, Mondolibri 2000 (1996)
TRAMA: il protagonista è Hervé Joncour, commerciante francese di bachi da seta, che, a causa di un’epidemia che ha colpito i bachi da seta di tutti i paesi europei e africani, è costretto a recarsi in Giappone per comprarne le uova. In questo paese è accolto alla corte di Hara Kei, che è sempre in compagnia di una giovane ragazza i cui occhi non avevano un taglio orientale e il cui volto era il volto di una ragazzina.
Tra i due nasce un’intensa attrazione fatta di sguardi. Nonostante il suo ritorno a casa, dove l’aspetta la moglie, Helen, non riesce a dimenticare quella ragazza che con il suo volto, il suo sguardo, e il mistero che in esso è avvolto, lo aveva stregato. Passa il tempo, e, dopo un anno, a rianimare la passione di Hervé, arriva una lettera, composta da poche parole, scritte dalla giovane, che lo sollecitano a ripartire per il Giappone. Compie altri viaggi, animati dalla speranza di incrociare, anche solo per un momento, lo sguardo della ragazza. Nell’ultimo di questi trova un paese distrutto dalla guerra civile. Dopo molte peripezie riesce a trovare la carovana di Hara Kei, che sfugge alla distruzione. Egli lo incita a non far più ritorno. Così Hervé torna in Francia, dove lo attende la moglie gravemente malata, che muore qualche mese dopo. Solo allora Hervé si accorge che la cosa a cui veramente teneva di più, era sempre stata lì accanto a lui, ma, cieco era andato a inseguire una giovane impalpabile come la seta, di cui non conosceva nemmeno il nome. Durante il resto della sua vita “…il resto del suo tempo lo consumava in una liturgia di abitudini che riuscivano a difenderlo dall’infelicità. Ogni tanto, nelle sue giornate di vento, scendeva fino al lago e passava ore a guardarlo, giacché, disegnato sull’acqua, gli pareva di vedere l’inspiegabile spettacolo, lieve, che era stata la sua vita.”
PERSONAGGI(E RUOLI): Hervè Joncour (commerciante di bachi da seta), Helene (moglie di Hervè), Hara Kei (l’uomo che in Giappone vende i bachi a Hervè), la ragazza sconosciuta di cui Hervè si innamora in Giappone, Baldabiou(amico di Hervè).
PRESENTAZIONE DI UN PERSONAGGIO: Baldabiou è l’uomo che ha iniziato Hervè all’attività di commerciante di bachi da seta. È un uomo deciso, che analizza le situazioni con razionalità. Da anni ha giocato a biliardo contro sé stesso, un colpo con entranbe le mani, l’altro con una mano sola. Aveva sempre affermato che quando il “monco” avrebbe vinto, lui se ne sarebbe andato da Lavilledieu. È un buon amico di Hervè il quale gli ha persino raccontato il suo segreto della fanciulla sconosciuta. Viene presentato come un uomo onesto con gli amici e nno molto tagliato per i discorsi seri. Un giorno, inaspettatamente il Monco” vinse e lui, come promesso, se ne andò dal paese.
LUOGHI DELLA VICANDA NARRATA: Lavilledieu (paesino nel sud della Francia), Giappone.
TEMPO DELLA STORIA: seconda metà del 1800.
TEMPO DEL RACCONTO:la vita di Hervé Joncour dal suo primo viaggio in Giappone in poi.
TEMATICHE PROPOSTE: i sentimenti più nascosti di un uomo che per tutta la vita “osservava la sua esistenza piovergli davanti agli occhi come “spettacolo quieto””
LA FRASE DA RICORDARE:”devo comunicarvi una cosa molto importante, monsieur. Facciamo tutti schifo. Siamo tutti meravigliosi, e facciamo tutti schifo.” pg 63
INCIPIT:benchè suo padre avesse immaginato per lui un brillante avvenire nell’esercito, Hervé Joncour aveva finito per guadagnarsi da vivere con un mestiere insolito, cui non era estraneo, per singolare ironia, un tratto a tal punto amabile da tradire una vaga intonazione femminile.
Per vivere, Hervé Joncour comprava e vendeva bachi da seta.
Calvino Italo, Marcovaldo, Giulio Einaudi Editore 1963 (1966)
TRAMA: il libro è una raccolta di storie il cui protagonista principale è Marcovaldo,un manovale con problemi economici. I racconti sono ambientati in una grande città imprecisata: anche se l’autore non ne fa il nome, probabilmente Torino. Questa città è simbolo di ogni città, con cemento, ciminiere, fumo, grattacieli e traffico, e Marcovaldo ne è il Cittadino per antonomasia. Anche la ditta Sbav, presso cui Marcovaldo lavora, è la Ditta per eccellenza, simbolo di tutte le ditte, e proprio per questo non si sa né cosa vi si produca, né cosa vi si venda, né il contenuto degli imballaggi che il protagonista sposta e trasporta tutto il giorno.
PERSONAGGI (E RUOLI): Marcovaldo, la moglie Domitilla e i figli, il signor Viligelmo (capo di Marcovaldo)
PRESENTAZIONE DI UN PERSONAGGIO: Marcovaldo, è un personaggio semplice, con un umile lavoro e una numerosa famiglia. È un osservatore della natura. Il suo umore segue quello delle stagioni, e dei luoghi in cui si trova: la nebbia infatti lo rattrista, ma l’aria aperta lo fa quasi ringiovanire. Marcovaldo pare un tipo un po’ ingenuo: “smemorato com’era svitava sempre il coperchio con curiosità e ghiottoneria”. Sembra quasi un bambino, che nelle occasioni che lo richiedono sa trasformarsi in un adulto serio e disponibile. La sua vita è travagliata dalla mancanza di denaro.
LUOGHI DELLA VICENDA NARRATA: non è specificato. Si pensa che la città sia Torino.
TEMPO DELLA STORIA: anni 50-60
TEMPO DEL RACCONTO: il libro è suddiviso in 20 novelle, una per ogni stagione. Le stagioni in totale si ripetono 5 volte.
TEMATICHE PROPOSTE: Le avventure che si susseguono mostrano come la società delle città moderne possa arrivare ad influenzare le persone ed il loro rapporto con la natura.
LA FRASE DA RICORDARE.”…non c’era tafano sul dorso di un cavallo, pertugio di tarlo in una tavola, buccia di fico spiaccicata sul marciapiede che marcovaldo non notasse, e non ne facesse oggetto di ragionamento, scoprendo i mutamenti della stagione, i desideri del suo animo, e le miserie della sua esistenza.”
INCIPIT: il vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s’accorgono solo poche anime sensibili, come i raffreddati del fieno, che starnutano per pollini di fiori d’ altre terre.
Un giorno, sulla scia d’aiola d’un corso cittadino, capitò chissà donde una ventata di spore, e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che proprio lì prendeva ogni mattina il tram.
Honorè de Balzac, Eugènie Grandet, editrice boschi 1883 (1969)
TRAMA: racconta la storia di Eugènie, una fanciulla che con la famiglia vive in un piccolo paesino francese chiamato Saumur. Suo padre, papà Grandet, è un vignaiolo molto ricco che, per paura di perdere questa ricchezza, l’uomo cerca in tutti i modi di non spenderla e l’intera famiglia vive in povertà. Nonostante lui cercasse di nascondere la sua ricchezza, molte famiglie del paese, come i De Grassins e i Cruchot, progettavano di far sposare Eugènie ad un uomo della propria famiglia così da ereditare la ricchezza di suo padre. Un giorno in casa Grandet, arriva Charles, cugino di Eugènie. Il giovane parigino è stato spedito dallo zio per conto di suo padre, che si era suicidato dopo che la sua azienda era fallita. Viene ospitato in casa Grandet con grande preoccupazione di papà Grandet che vede le sue ricchezze sparire per aiutare il fratello. In poco tempo Eugènie si innamora del cugino, ma la storia non è destinata a durare in quanto papà Grandet decide di spedire il nipote nelle Indie a cercar fortuna e salvare l’onore della famiglia. Dopo la morte di papà Grandet, tutti i soldi vengono ereditati dalla figlia che finisce per donare tutto l’oro al cugino tornato dalle Indie e che stava per sposare una contessa. Eugènie trascorrerà il resto della sua vita con un marito che non ama in un piccolo paesino di provincia.
PERSONAGGI E RUOLI: Eugènie Grandet (figlia di papà Grandet), il Signor Grandet, la Signora Grandet, Charles(cugino di Eugènie), Ninotta (la serva di casa).
PRESENTAZIONE DI UN PERSONAGGIO: Charles è vissuto sempre in mezzo al lusso. Quando venne spedito dallo zio per conto di suo padre, si ritrovò in una casa molto modesta rispetto a quella parigina a cui era abituato. Nonostante il fatto che fosse un po’ viziato, aveva l’animo buono e pianse molto quando seppe della morte del padre. Si innamorò si Eugènie senza secondi fini, come lo potevano essere i soldi. Quando papà Grandet lo mandò in India a cercar fortuna lui non si oppose alla volontà dello zio e partì. Nelle Indie fece fortuna e si trasformò in un uomo avaro che ha sete di soldi e successo. Tornato dal suo viaggio, volle infatti, sposare la figlia del conte D’Aubrion. Non l’amava ma gli avrebbe trasmesso un titolo importante.
LUOGHI DELLA VICENDA NARRATA: Saumur, un piccolo paesino della campagna francese.
TEMPO DELLA STORIA: non specificato.
TEMPO DEL RACCONTO: la vita di Eugènie.
TEMATICHE PROPOSTE: si tratta di un’analisi della borghesia di provincia, pronta a tutto pur di elevare il proprio livello sociale. Allo stesso tempo è una storia d’amore che viene schiacciata da tutto ciò.
FRASE DA RICORDARE:”non era forse l’unico dio in cui si riponga fede, il dio Danaro in tutta la sua potenza, rappresentato da una sola persona?” riguardo papà Grandet, secondo le famiglie che volevano imparentarsi con la ricca famiglia.
INCIPIT: ci sono case, in certe città di provincia, che, a vederle, mettono una malinconia simile a quella che suscitano i chiostri più cupi, le lande più desolate e le ruine più tristi.
Queste caratteristiche malinconiche si riscontravano nella fisionomia di una casa che sorgeva a Saumur, in capo alla via alpestre che, attraverso la parte alta della città, conduce al castello. Era la casa del signor Grandet.
Voltaire, Candide, biblioteca Universale Rizzoli, 2007 (1759)
TRAMA: La storia racconta gli avvenimenti avvenuti a Candide. Questi è il protagonista di un’avventura cominciata quando venne cacciato dal castello in cui aveva vissuto tutta la vita per aver baciato Cunègonde, la figlia del barone.Il suo è un viaggio pieno di imprevisti e sventure, personaggi creduti morti ricompariranno nel cammino del protagonista vivi e vegeti, sfuggiti in qualche modo alla morte.Si discute di filosofia e si osserva la condizione dell’esistenza dell’uomo secondo vari punti di vista.
PERSONAGGI: Candide (protagonista), Pangloss (maestro di Candide che per tutta la vita viene addestrato a vedere il mondo in maniera ottimistica), Cunègonde (il grande amore di Candide), vecchia (donna che aiutò Candide durante il viaggio), Cacambò (servitore e amico di Candide, lo accompagna per gran parte del viaggio), il Barone (fratello di Cunègonde che nonostante l’aiuto ricevuto da Candide, non lo vuole come marito della propria sorella), Martin (altro amico di Candide partecipe del viaggio verso la fine della storia).
LUOGHI DELLA VICENDA: Vestfalia; Portogallo; America del sud; città di Eldorado; Francia; Inghilterra; Venezia; Turchia.
TEMPO DELLA STORIA: 1700
TEMPO DEL RACCONTO: senza specificare il tempo preciso, la storia si articola lungo l’arco di moltissimi mesi.
TEMATICHE PROPOSTE: la condizione dell’uomo dal punto di vista ottimistico di Pangloss (tutto ciò che accade è necessario e va sempre nel miglior modo possibile), dal punto di vista pessimistico di Martin. La tematica è il male e il modo in cui gli uomini si relazionano ad esso.
LA FRASE DA RICORDARE: “mi piacerebbe sapere cosa è peggio, se essere violentata cento volte dai pirati negri, se avere una chiappa tagliata, se passar per le verghe dei bulgari, se esser fustigato e impiccato in un autodafè, se essere notomizzato, se remare sulle galere, se insomma provar tutte le sciagure attraverso le quali siam passati, oppure star qui a non far nulla.”
INCIPIT: C’era in Vestfalia, nel castello del signor barone di Thunder-ten-tronckh, un giovinetto che la natura aveva dotato di costumi assai mansueti. Gli si leggeva l’anima sul volto. Aveva il giudizio abbastanza retto, con uno spirito grandemente semplice; perciò credo lo chiamavano Candide.
 

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